Quasi tutti i giorni le nostre TV, radio, giornali risuonano di una triste parola, di un drammatico fenomeno che si espande a macchia d’olio giorno dopo giorno: il femminicidio.

Questo fenomeno ha radici antichissime purtroppo e viene narrato da opere d’arte, cronache e testi.

Lo stesso Dante Alighieri, il Sommo poeta ricordato nel mese di marzo con il “Dantedì” per aver iniziato il suo viaggio nei regni dell’oltretomba il 25 marzo, ha parlato di episodi di questo tipo nella sua Divina Commedia.

Il caso piĂą tristemente famoso forse è quello di Francesca da Rimini, narrato nel Canto V dell’Inferno. La storia è nota. Francesca è sposata con Gianciotto Malatesta, un uomo rozzo, zoppo e rude. Tuttavia il suo cuore batte per il cognato, Paolo. I due trascorrono del tempo insieme, leggono la storia di Ginevra e Lancillotto, e quando i due protagonisti si baciano, anche loro fanno lo stesso: «la bocca mi basciò tutto tremante» racconta Francesca a Dante. Gianciotto li scopre e li uccide per gelosia. 

Un altro esempio di donna vittima della violenza maschile è Pia de’ Tolomei, evocata nel Canto V del Purgatorio. La sua storia è avvolta nel mistero, ma la tradizione vuole che sia stata uccisa dal marito, Nello dei Pannocchieschi: egli dapprima avrebbe rinchiuso la donna in una sua proprietà per poi ordinare il suo omicidio facendola gettare da una finestra, forse per la scoperta della sua mai provata infedeltà, o per liberarsi di lei, per il desiderio di Nello di convocare ad altre nozze, o forse ancora per uno scatto di gelosia.

Dante le concede poche parole, ma piene di dignitĂ  e dolore: “Ricordati di me, che son la Pia”, afferma – epigrafica – la donna senese. Anche qui si intravede un tema tristemente attuale: il silenzio che spesso avvolge le vittime di femminicidio, dimenticate dalla storia e dalla societĂ .

In entrambi i casi, quindi, Dante mostra una spiccata sensibilitĂ  verso la sofferenza femminile e un chiaro disprezzo per la violenza; con la sua narrazione, non solo racconta storie di ingiustizia e soprusi, ma ci invita a interrogarci su quanto il mondo sia cambiato e su quanto, per alcuni aspetti, non lo sia affatto.